Lavori

progetto urbano e territoriale
Cavallerizza Distretto Culturale, Torino
Collaborazione alla redazione del masterplan per la riqualificazione, valorizzazione e conservazione ad uso pubblico del complesso della Cavallerizza Reale, realizzato in partenariato con Homers s.r.l.

L’incendio del Teatro Regio nel 1936 e i bombardamenti del 1943-44 hanno avviato il processo di destrutturazione del complesso unitario della Cavallerizza Reale, definito dagli interventi di Castellamonte e Alfieri a costituzione della “Zona di Comando” della Torino Sabauda. Con il trasferimento nel 1947 a Modena dell’Accademia Militare il complesso perde la sua funzione unitaria.
Da quel momento, quella che i torinesi con una efficace sineddoche chiamano “La Cavallerizza” inizia ad essere trattata come un “contenitore” per le funzioni più eterogenee, di qualità varia – dalla cultura d’avanguardia all’abbandono – e come compendio di superfici da valorizzare.
La costruzione del nuovo Teatro Regio di Mollino (1973), l’uso della cavallerizza alfieriana come spazio per spettacoli (2009) e la nuova aula magna dell’Università (2014) sono episodi pregevoli in controtendenza, ma non risolvono l’insieme del complesso.
Neppure l’inserimento nella Lista dei siti Unesco modifica questa progressiva disarticolazione di spazi e usi, che i processi di privatizzazione e dismissione del patrimonio pubblico confermano oggi in due compendi proprietari distinti.

Per introdurre nuovi elementi della discussione pubblica sulla Cavallerizza, il Masterplan riprende il filo di un ragionamento urbano unitario nella sua evoluzione e varietà, durato tre secoli, e interrottosi a metà del secolo scorso.
1. Il Masterplan in primo luogo torna a discutere e disegnare l’area tra la Piazza Castello, la via Po, il Corso San Maurizio e la via Rossini come un tutto organico e continuo.
2. In secondo luogo riconosce che gli usi del dopoguerra – a partire dal Regio molliniano fino alla stessa attività promossa dagli occupanti dell’Assemblea Cavallerizza 14:45 – hanno consolidato una vocazione pubblica e culturale del luogo, riportando i Torinesi a godere della loro Cavallerizza, in modo nuovo.
3. Infine riconosce che nel sentire collettivo della Città la Cavallerizza ha assunto il valore di bene comune e che tale dimensione comune deve essere assunta e inserita in qualsiasi scenario futuro di valorizzazione del complesso.

Riassumendo: la Cavallerizza è e dovrà essere unitaria, a vocazione culturale, a fruizione pubblica. Questi tre assunti non sono necessariamente in contrasto con i processi di valorizzazione immobiliare in corso: città privata e spazio pubblico convivono con successo in tutto il Centro Storico di Torino, il cui recupero esemplare è il frutto di un’azione lungimirante di partenariato pubblico privato avviato alla fine degli anni ’70.
Il Masterplan riavvia un processo virtuoso in un quadro di riferimento unitario a regia degli interventi privati e pubblici, fondato in:
• una solida ricerca storica;
• un processo di ascolto e attivazione delle energie creative della Città;
• una lettura unitaria degli spazi;
• una corretta individuazione delle vocazioni delle diverse parti del complesso, basata sulla corrispondenza tra tipologie edilizie storiche e nuovi usi.
Il Masterplan “Cavallerizza Distretto Culturale” definisce obiettivi, soluzioni e proposte, assegnando compiti e ruoli ad ognuno dei tre attori fondamentali del processo: il Pubblico, i Privati, la Società Civile.

Il Masterplan affronta in modo unitario l’insieme del compendio storico e del suo perimetro di influenza (tra Piazza Castello, via Po, Corso San Maurizio e via Rossini) e ne definisce l’assetto degli spazi aperti e chiusi, dei percorsi e degli accessi, del verde e del costruito, degli usi e delle funzioni – in particolare al piano su cui vive la città pubblica, il livello del suolo che percorriamo e degli spazi coperti di cui godiamo in forma comune (portici, caffè, teatri, luoghi di esposizione, botteghe, laboratori, negozi...).
Il Masterplan definisce le funzioni dei diversi corpi edilizi, indipendentemente dal loro regime proprietario, in base alla coerenza e al rispetto del loro impianto tipologico e morfologico; risolve inoltre i nodi nati dalla passata frammentazione proprietaria e gestionale, definendo regole unitarie di intervento alla scala del progetto urbano.
Il Masterplan verifica la sostenibilità economica e finanziaria delle soluzioni proposte, con l’obiettivo di consegnare a Pubblico e Privati una soluzione fattibile in tempi certi.
.
Il Masterplan garantisce attraverso opportuni dispositivi legali la perenne e permanente fruizione pubblica, di tutti gli spazi aperti e degli spazi coperti o chiusi ai piani terreni, indipendentemente dal loro regime proprietario.
Questo principio regolativo privilegia la regolazione del diritto di uso rispetto alla regolazione del diritto di proprietà. Esso si radica nella storia urbana e nella tradizione civica delle città europee, e si ispira tecnicamente alla giurisdizione anglosassone dei bundle of rights (fasci di prerogative esclusive) – come per i beni comuni utilizzati ad esempio in forma di community land trusts – qui potrà essere interpretata in modo originale ed appropriato al caso, a tutela della fruizione del compendio nel tempo da parte della cittadinanza.

Al fine di raggiungere gli obiettivi sopra elencati, il Masterplan procede alla definizione dei vincoli che dovranno essere rispettati nel corso delle trasformazioni, in modo da consegnare all’attuazione un insieme organico di disposizioni a tutela del bene, che consenta ai diversi soggetti
di operare indipendentemente ma con una metodologia comune, e di prevedere fin dalle fasi iniziali soluzioni progettuali fattibili ma coerenti con le esigenze di tutela dei beni.

La visione che emerge dalle analisi fin qui svolte è la trasformazione del complesso della Cavallerizza, nel suo insieme organico, in un grande distretto culturale e creativo, integrato e multifunzionale, aperto alla città per diventare parte integrante della sua vita, inserito nel sistema degli spazi e dei percorsi del centro storico di Torino.
L’obiettivo del Masterplan sarà quindi definire un mix di vocazioni e potenziali attività da insediare nelle grandi aule dei piani terra e negli spazi cellulari dei piani superiori, che, in coerenza con la qualità storica dei beni, la loro natura tipologica e la loro struttura architettonica, preveda, insieme alle funzioni culturali (spettacoli, produzione culturale, esposizioni, eventi), funzioni di servizio (ricettività, ristorazione e commercio di qualità), funzioni universitarie (aula magna, aule studio, residenze universitarie) e funzioni residenziali.
Il successo dell’operazione si baserà su una forte partnership pubblico-privata, che, conservando la fruizione pubblica del complesso e valorizzandone la vocazione culturale, possa attrarre le risorse necessarie al recupero dell’intero complesso.
Cavallerizza ha la potenzialità di divenire un grande esempio internazionale di distretto culturale e creativo partecipato, alla cui costruzione cooperano soggetti istituzionali, imprenditoria culturale e soggetti informali.
Al centro di questo complesso si colloca il Maneggio Alfieriano, che ritrova la sua funzione culturale come perno di un sistema di grandi aule coperte al piano terra con funzioni legate alla cultura e complementari alla cultura, spazi aperti, porticati, corti e giardini, che si incrocia nella Rotonda del Castellamonte, facendole assumere il ruolo di foyer, piazza coperta e snodo dei percorsi.
Un investimento pubblico sul Maneggio Alfieriano – che per ragioni storiche, di posizione e tipologiche rappresenta lo spazio più vocato ad una funzione urbana culturale – unito alla definizione di un regime chiaro di vincoli che garantisca l’accessibilità e fruibilità del complesso al piano terreno, avrebbe lo scopo strategico di:
• salvaguardare la porzione di maggior interesse storico e monumentale;
• innescare l’attrazione di investimenti privati su tutto il compendio;
• garantire la vocazione culturale dell’area;
• aprire il complesso della Cavallerizza alla fruizione da parte della cittadinanza.
GRUPPO DI LAVORO: Matteo Robiglio (Homers), Marco Tabbia (Homers), Daniele Campobenedetto (Homers); Enrico Bertoni (Equiter), Luca Rappuoli (Equiter), Elena Potecchi (Equiter)
COLLABORATORI: Isabelle Toussaint (TRA), Edoardo Piccoli (Politecnico di Torino, consulenza scientifica), Andrea Andrich (TRA), Elisa Montervino (Homers), Cecilia Guglia, Paola Sacco, Luna Ambrosino, Marco Stranisci, Pierluigi Ubezio, Giulia Monardo
DIMENSIONE: Superficie territoriale 21409 mq, superficie lorda 42925 mq
 
related contents