Lavori

ricerca e innovazione
SEMPLICE - l'architettura della prossima Italia, tra pubblico e privato, Venezia
La proposta curatoriale per la 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia propone un innovativo inquadramento dello spazio italiano sotto il segno della semplicità. Nelle parole della proposta curatoriale di Matteo Robiglio: "Il prossimo spazio pubblico, il prossimo spazio privato, sarà SEMPLICE. La piazza italiana è semplice, il mio smart phone è semplice. Abbiamo celebrato la complessità, stavamo tollerando la complicazione. Lo spazio pubblico e privato della città deve essere SEMPLICE e quindi: sicuro, economico, comodo, potente, facile, desiderabile, invitante, accessibile, aperto, giusto. E deve esserlo per tutti.
Fare questo richiede un grande lavoro, ma è SEMPLICE".

La strategia di allestimento applica allo spazio delle Tese l’approccio all’architettura che viene proposto per la mostra. L’allestimento non è un arredo interno. Interagisce con l’architettura ed è architettura, interviene dentro e fuori le tese.

Riuso Adattivo.
Il massimo con il minimo. Si basa sull’esistente. Osserva con attenzione e fa tesoro di quanto incorporato in quello che il passato ci ha lasciato. Lo considera capitale materiale (materia costruita) e immateriale (i simboli, le rappresentazioni, le memorie) e come tale lo considera prezioso.
Lo vede come legacy viva, senza confinarne la portata nel perimetro fin troppo codificato dell’heritage - in cui la patrimonializzazione decide già a priori un perimetro modesto di progetto.
Lo scopo è conseguire un risultato radicale senza alterare nulla dell’esistente e restando su interventi di superficie, senza massa, introducendo sottili dispositivi di détournement percettivo.
Con un solo materiale, si interviene su alcune delle pareti interne ed esterne trasformandole in superfici specchianti (in acciaio lucidato o policarbonato riflettente, comunque infrangibili e leggere). Per sola virtù delle diverse giaciture delle pareti, esse trasformano lo spazio interno ed esterno mostrandolo come non lo abbiamo mai visto. La parete muta diventa una piazza, le arcate cieche un porticato, lo spazio assiale si curva. [Lo specchio come occasione di riflessione e stato di autocoscienza: individuale e collettiva.] Il resto degli interventi sono exhibit dall’aspetto esperienziale, di comprensione immediata, a volte volutamente spettacolari, in modo da non annoiare.
Per l’esposizione dei progetti si preferiscono modelli fisici a disegni, originali a riproduzioni, reale a virtuale: nell’idea di trasmettere anche materialmente il senso del lavoro. L’approfondimento di alcuni temi è affidato alle proiezioni. I tavoli di progetto sono allestiti dai sei architetti invitati, e sono quindi vere e proprie opere inedite. I disegni originali dei carnets d’autore sono  custoditi in uno scrigno ellittico, anch’esso specchiante - introducendo così un ulteriore elemento di ricchezza percettiva. Così, anche il laboratorio di FULL, nel giardino, è vetrato e nelle parti opache rivestito di lamiera d’acciaio, parzialmente riflettente.
MiBACT - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,
DGAAP - Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane
Progetto di allestimento per la proposta curatoriale di Matteo Robiglio per il Padiglione Italia, 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2018)

GRUPPO DI LAVORO: Isabelle Toussaint, Giacomo Beccaria, Anna Silenzi, Giulia Artusio, Mingyang Wang
GRAFICA: Luca Ballarini, BELLISSIMO
DIMENSIONE: Superficie coperta 1700 mq
 
related contents